Don Walter Insero è il nuovo incaricato dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Casertano, 35 anni, dirige l’Ufficio diocesano per la pastorale sociale ed è cappellano della Rai (per gli uffici di via Asiago - viale Mazzini - via Teulada).
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Scheda Biografica
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Don Walter INSERO - Clero Romano - nato nel 1975 / nazionalità italiana / ordinazione Presbiterale 11/05/2003 San Pietro in Vaticano - ROMA / opera nella Diocesi di ROMA Piazza San Giovanni in Laterano 6/A / contatti: tel. uff. 06-698.86.397 e-mail: Walter.Insero@VicariatusUrbis.org
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sabato 5 febbraio 2011
giovedì 15 aprile 2010
Pedofilia e omosessualità: il Card. Bertone non ha tutti i torti
Sui casi di pedofilia di alcuni sacerdoti legata alla omosessualità il Card. Bertone non sbaglia. Nella fattispecie si tratta di un rapporto omosessuale con minori, comune anche nell’antichità, basti pensare al Satiricon di Petronio Arbiter, in cui si parla, neppure troppo velatamente, dell’amore omosessuale tra Encolpio e il fanciullo Gitone conteso da Ascilto. Evidentemente nei periodi di crisi morale lo scadimento dei costumi porta ad alcune devianze della sessualità che non sono proprie del sacerdote ma comuni a molti uomini, omosessuali e non. Basti pensare all'imperatore Tiberio durante il suo soggiorno a Capri, secondo quanto ci dice Svetonio. Non penso che il Segretario di Stato volesse discriminare in alcun modo gli omosessuali o addossare loro crimini non commessi. Credo che si sia limitato a constatare il tipo di reato consumato dai preti pedofili che nasce evidentemente da un rapporto di tipo omosessuale. Personalmente penso che il sacerdote, in virtù della sua vita improntata alla castità, dovrebbe essere meno esposto a questo tipo di peccati - d’altronde i casi accertati sono ancora pochi - che, giustamente, la giustizia italiana annovera come delitti proprio allo scopo di tutelare i minori, che sono più deboli. Tra l’altro la loro sessualità non è ancora matura e pertanto hanno bisogna di maggiore tutela. Io sono contento,da cattolico praticante, che il Papa abbia assunto – sicuramente alla luce delle parole di Gesù che nel Vangelo condanna pesantemente chiunque scandalizzi i più piccoli – una linea dura nei confronti dei sacerdoti che si siano macchiati di simili nefandezze. Ma non trovo giusto amplificare i fatti arrivando quasi a organizzare, consapevolmente o inconsapevolmente, un attacco mediatico alla Chiesa e al Pontefice con gravi conseguenze per la loro immagine e offesa grave nei confronti dei credenti. Anche questa è violenza, tra l’altro ingiustificata dato che i vertici ecclesiastici sono determinati, anche senza flash e interviste a intervenire con provvedimenti radicali, come la riduzione allo stato laicale dei preti pedofili. Errare humanum est. Anche la Chiesa sbaglia e impara dai propri errori, ma su di Essa le forze del male non prevarranno perché la sua forza è Cristo misericordioso che rimette i peccati e converte i peccatori, cambiando loro il cuore e la mente.
Pier Vincenzo Rosiello
Pier Vincenzo Rosiello
giovedì 18 marzo 2010
I festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unità d’Italia
Allestito a Roma e a Torino due centri espositivi – informativi
Centoquarantanove anni fa, il 17 marzo del 1861, nasceva l’Italia sotto la corona del sovrano piemontese Vittorio Emanulele II di Savoia. La nostra Patria trovava finalmente l’Unità grazie al carisma e all’eroico valore di Giuseppe Garibaldi, ai ferventi ideali di Giuseppe Mazzini, alle doti diplomatiche e di governo di Camillo Benso conte di Cavour, alla fede e al sacrificio di tantissimi uomini e donne. Festeggiare questo grande evento significa tenere alta la percezione della Nazione promuovendo progetti volti a valorizzare la creatività e la produzione culturale, economica e civile del nostro Paese.
I due Giubilei della Nazione celebrati nel 1911 per il cinquantenario e nel 1961 per il centenario dell’ unità d’Italia rappresentarono due eventi di grande rilevanza sul piano sociale, culturale, economico e per lo sviluppo urbanistico del Belpaese.
Nel 1911 a Torino si tenne la grande Esposizione Internazionale sul lavoro e sull’industria, a Roma invece fu allestita l’Esposizione di Valle Giulia e si ebbero rilevanti trasformazioni urbane: l’inaugurazione del Vittoriano, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, del Palazzo di Giustizia, del Palazzo delle Esposizioni, di tre ponti sul Tevere, di importanti sistemazioni archeologiche (le Terme di Diocleziano e Castel Sant’Angelo).
Nel 1961 si puntò l’attenzione sul “miracolo economico”. A Torino furono organizzate le mostre sull’industria presiedute dall’avv. Giovanni Agnelli. Nella Capitale al centro della celebrazione furono posti il Cinema e la Televisione. In quella occasione venne realizzato, su committenza della Presidenza del Consiglio, il film del regista Rossellini Viva l’Italia.
Il prossimo anno l’Italia festeggerà i 150 anni della sua unità nazionale. A Torino e a Roma sono stati allestiti due centri espositivi -informativi, allo scopo di promuovere le tantissime attività che si svolgeranno lungo l’intero territorio nazionale in occasione di questo terzo Giubileo della Nazione.
Il punto informativo di Torino, inaugurato il 26 febbraio di quest’anno e intitolato Verso il 2011, è stato realizzato dal Comitato Italia 150 e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con Comunicare Organizzando (una società che programma mostre d'arte, eventi istituzionali, convegni e serate). Lo scopo principale è quello di informare i cittadini sulle molteplici iniziative che caratterizzeranno le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità nazionale e i festeggiamenti previsti per questa scadenza, denominati Esperienza Italia (17 marzo - 20 novembre 2011). Sarà un modo, per tutti coloro che lo vogliano, di conoscere gli eventi previsti, entrare e gustare il clima di Esperienza Italia e di accostarsi al progetto dei Luoghi della memoria. Non mancherà uno sguardo rivolto al passato: il 1861 e il processo di formazione dell’unità d’Italia; i festeggiamenti del 1911 e del 1961. Nei prossimi mesi si potrà aderire al programma dei volontari di Esperienza Italia attraverso il centro “Verso il 2011”: prenotare i biglietti e le card degli eventi, ricevere il materiale informativo sulle iniziative riservate al mondo della scuola e altro ancora.
Il centro espositivo – informativo di Roma è stato inaugurato il 3 giugno del 2008 nella nuova sala dell’Unità d’Italia (ingesso piazza dell’Ara Coeli) appositamente allestita presso il Complesso Monumentale del Vittoriano. Nato con lo stesso obiettivo del centro informativo di Torino, quello di Roma, curato dal presidente di Comunicare Organizzando Alessandro Nicosia, è accompagnato da un catalogo, edito da Gangemi, che si avvale degli scritti di Carlo Azeglio Ciampi, di Giuseppe Talamo per il 1861, di Claudio Rendina per il 1911, di Giuseppe Galasso per il 1961, di Walter Barberis e Giovanni De Luna per il 2011.
Quattro sono le sezioni in cui è strutturato il Centro. La prima vuole ricordare il grande avvenimento del 1861; la seconda, attraverso materiali originali, documenti, fotografie, pubblicazioni ufficiali, filmati, racconta ITALIA 1911 che rappresentò la consacrazione internazionale del ruolo di un giovane Stato e che cambiò il volto della Capitale; uno spazio nel percorso espositivo è dedicato al Vittoriano che fu inaugurato il 4 giugno 1911. La terza sezione è dedicata al 1961 che fu la celebrazione del “miracolo economico” della Nazione che aveva superato di slancio la fase della ricostruzione e che aveva compiutamente conquistato la democrazia e che vide Torino al centro dei festeggiamenti con le tre importanti mostre e con tanti interventi infrastrutturali. La quarta e ultima sezione “Verso il 2011” presenta i progetti infrastrutturali che saranno realizzati sull’intero territorio nazionale e quanto Torino, con il progetto “Esperienza 2011”, e Roma stanno preparando per il 2011.
L’appuntamento con il 150° Anniversario dell’unità nazionale del 2011 va inquadrato nell’ottica di una riflessione sull’identità del Paese, verificando l’attualità del processo storico che portò all’Unità d’Italia ma anche della sua percezione, soprattutto tra i giovani, e della relazione con l’attuale assetto costituzionale che vede l’affermazione nel nostro Paese delle Regioni insieme ad una realtà ricca di competenze istituzionali. Appare, pertanto, prioritario e opportuno valorizzare il rapporto tra l’Unità Nazionale, fattori culturali che la attraversano e questioni relative alla trasformazione istituzionale.
Per le Celebrazioni del 2011 è stato costituito un Comitato Interministeriale a cui sono state affidate – in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate – le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative per i festeggiamenti. Tali iniziative realizzate e localizzate in tutte le venti Regioni italiane vogliono simbolicamente testimoniare il senso di un impegno nazionale e l’idea di un’Italia che valorizza i suoi territori attraverso le Regioni, custodendone la concordia e l’unità.
Pier Vincenzo Rosiello
Centoquarantanove anni fa, il 17 marzo del 1861, nasceva l’Italia sotto la corona del sovrano piemontese Vittorio Emanulele II di Savoia. La nostra Patria trovava finalmente l’Unità grazie al carisma e all’eroico valore di Giuseppe Garibaldi, ai ferventi ideali di Giuseppe Mazzini, alle doti diplomatiche e di governo di Camillo Benso conte di Cavour, alla fede e al sacrificio di tantissimi uomini e donne. Festeggiare questo grande evento significa tenere alta la percezione della Nazione promuovendo progetti volti a valorizzare la creatività e la produzione culturale, economica e civile del nostro Paese.
I due Giubilei della Nazione celebrati nel 1911 per il cinquantenario e nel 1961 per il centenario dell’ unità d’Italia rappresentarono due eventi di grande rilevanza sul piano sociale, culturale, economico e per lo sviluppo urbanistico del Belpaese.
Nel 1911 a Torino si tenne la grande Esposizione Internazionale sul lavoro e sull’industria, a Roma invece fu allestita l’Esposizione di Valle Giulia e si ebbero rilevanti trasformazioni urbane: l’inaugurazione del Vittoriano, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, del Palazzo di Giustizia, del Palazzo delle Esposizioni, di tre ponti sul Tevere, di importanti sistemazioni archeologiche (le Terme di Diocleziano e Castel Sant’Angelo).
Nel 1961 si puntò l’attenzione sul “miracolo economico”. A Torino furono organizzate le mostre sull’industria presiedute dall’avv. Giovanni Agnelli. Nella Capitale al centro della celebrazione furono posti il Cinema e la Televisione. In quella occasione venne realizzato, su committenza della Presidenza del Consiglio, il film del regista Rossellini Viva l’Italia.
Il prossimo anno l’Italia festeggerà i 150 anni della sua unità nazionale. A Torino e a Roma sono stati allestiti due centri espositivi -informativi, allo scopo di promuovere le tantissime attività che si svolgeranno lungo l’intero territorio nazionale in occasione di questo terzo Giubileo della Nazione.
Il punto informativo di Torino, inaugurato il 26 febbraio di quest’anno e intitolato Verso il 2011, è stato realizzato dal Comitato Italia 150 e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con Comunicare Organizzando (una società che programma mostre d'arte, eventi istituzionali, convegni e serate). Lo scopo principale è quello di informare i cittadini sulle molteplici iniziative che caratterizzeranno le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità nazionale e i festeggiamenti previsti per questa scadenza, denominati Esperienza Italia (17 marzo - 20 novembre 2011). Sarà un modo, per tutti coloro che lo vogliano, di conoscere gli eventi previsti, entrare e gustare il clima di Esperienza Italia e di accostarsi al progetto dei Luoghi della memoria. Non mancherà uno sguardo rivolto al passato: il 1861 e il processo di formazione dell’unità d’Italia; i festeggiamenti del 1911 e del 1961. Nei prossimi mesi si potrà aderire al programma dei volontari di Esperienza Italia attraverso il centro “Verso il 2011”: prenotare i biglietti e le card degli eventi, ricevere il materiale informativo sulle iniziative riservate al mondo della scuola e altro ancora.
Il centro espositivo – informativo di Roma è stato inaugurato il 3 giugno del 2008 nella nuova sala dell’Unità d’Italia (ingesso piazza dell’Ara Coeli) appositamente allestita presso il Complesso Monumentale del Vittoriano. Nato con lo stesso obiettivo del centro informativo di Torino, quello di Roma, curato dal presidente di Comunicare Organizzando Alessandro Nicosia, è accompagnato da un catalogo, edito da Gangemi, che si avvale degli scritti di Carlo Azeglio Ciampi, di Giuseppe Talamo per il 1861, di Claudio Rendina per il 1911, di Giuseppe Galasso per il 1961, di Walter Barberis e Giovanni De Luna per il 2011.
Quattro sono le sezioni in cui è strutturato il Centro. La prima vuole ricordare il grande avvenimento del 1861; la seconda, attraverso materiali originali, documenti, fotografie, pubblicazioni ufficiali, filmati, racconta ITALIA 1911 che rappresentò la consacrazione internazionale del ruolo di un giovane Stato e che cambiò il volto della Capitale; uno spazio nel percorso espositivo è dedicato al Vittoriano che fu inaugurato il 4 giugno 1911. La terza sezione è dedicata al 1961 che fu la celebrazione del “miracolo economico” della Nazione che aveva superato di slancio la fase della ricostruzione e che aveva compiutamente conquistato la democrazia e che vide Torino al centro dei festeggiamenti con le tre importanti mostre e con tanti interventi infrastrutturali. La quarta e ultima sezione “Verso il 2011” presenta i progetti infrastrutturali che saranno realizzati sull’intero territorio nazionale e quanto Torino, con il progetto “Esperienza 2011”, e Roma stanno preparando per il 2011.
L’appuntamento con il 150° Anniversario dell’unità nazionale del 2011 va inquadrato nell’ottica di una riflessione sull’identità del Paese, verificando l’attualità del processo storico che portò all’Unità d’Italia ma anche della sua percezione, soprattutto tra i giovani, e della relazione con l’attuale assetto costituzionale che vede l’affermazione nel nostro Paese delle Regioni insieme ad una realtà ricca di competenze istituzionali. Appare, pertanto, prioritario e opportuno valorizzare il rapporto tra l’Unità Nazionale, fattori culturali che la attraversano e questioni relative alla trasformazione istituzionale.
Per le Celebrazioni del 2011 è stato costituito un Comitato Interministeriale a cui sono state affidate – in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate – le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative per i festeggiamenti. Tali iniziative realizzate e localizzate in tutte le venti Regioni italiane vogliono simbolicamente testimoniare il senso di un impegno nazionale e l’idea di un’Italia che valorizza i suoi territori attraverso le Regioni, custodendone la concordia e l’unità.
Pier Vincenzo Rosiello
mercoledì 3 marzo 2010
La poesia vince la guerra
Il poeta Tirteo porta alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni
Il valore e il coraggio sono le doti più importanti di un guerriero come ci insegna il poeta Tirteo il quale, pur essendo completamente ignaro di cose militari e per giunta zoppo, riuscì con i suoi versi a portare alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni. Non a caso Quinto Orazio Flacco nel I libro delle sue Epistole in una sua lettera indirizzata a Mecenate per esaltare l’utilità della poesia cita insieme Omero e Tirteo: “poi venne l'impronta di Omero e Tirteo col suo canto eccitò alla guerra i cuori virili”. A differenza di Omero, il quale esalta il valore individuale, Tirteo però parla del valore dell'intera città che impone ai suoi abitanti obbedienza e sacrificio per il bene della patria. I modelli di eroismo proposti da questo poeta non sono più fondati sulle gesta personali, ma sull'azione disciplinata delle truppe, azione richiesta, peraltro, dalla nuova tattica oplitica, e quindi volti alla salvezza e alla vittoria comune piuttosto che alla gloria individuale. Secondo la tradizione di Giustino l’oracolo di Delfi aveva comandato ai Lacedemoni di prendere un condottiero ateniese per vincere la guerra. Allora gli ateniesi, per scherno, inviarono loro un maestro di scuola zoppo: Tirteo. Quest’uomo, malgrado il fisico debole, seppe suscitare coi suoi versi un tale ardore nella gioventù lacedemone che la guerra fu vinta. Ancora oggi, come in passato, i discorsi dei comandanti ai propri soldati sono fondamentali per l’esito di un combattimento, così come i canti che infondono ardore e aiutano a vincere la paura. Scrive il poeta: “Per un uomo valoroso è bello cadere morto combattendo in prima fila per la patria … con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.” Sempre secondo Giustino tanto fu l’ardore che Tirteo infuse nei soldati con la sua poesia che essi andarono in battaglia con legato al braccio destro delle tavolette di riconoscimento, essendo stati incisi i loro nomi e quelli dei padri, preoccupati non per la salvezza, ma per la sepoltura.
Pier Vincenzo Rosiello
Il valore e il coraggio sono le doti più importanti di un guerriero come ci insegna il poeta Tirteo il quale, pur essendo completamente ignaro di cose militari e per giunta zoppo, riuscì con i suoi versi a portare alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni. Non a caso Quinto Orazio Flacco nel I libro delle sue Epistole in una sua lettera indirizzata a Mecenate per esaltare l’utilità della poesia cita insieme Omero e Tirteo: “poi venne l'impronta di Omero e Tirteo col suo canto eccitò alla guerra i cuori virili”. A differenza di Omero, il quale esalta il valore individuale, Tirteo però parla del valore dell'intera città che impone ai suoi abitanti obbedienza e sacrificio per il bene della patria. I modelli di eroismo proposti da questo poeta non sono più fondati sulle gesta personali, ma sull'azione disciplinata delle truppe, azione richiesta, peraltro, dalla nuova tattica oplitica, e quindi volti alla salvezza e alla vittoria comune piuttosto che alla gloria individuale. Secondo la tradizione di Giustino l’oracolo di Delfi aveva comandato ai Lacedemoni di prendere un condottiero ateniese per vincere la guerra. Allora gli ateniesi, per scherno, inviarono loro un maestro di scuola zoppo: Tirteo. Quest’uomo, malgrado il fisico debole, seppe suscitare coi suoi versi un tale ardore nella gioventù lacedemone che la guerra fu vinta. Ancora oggi, come in passato, i discorsi dei comandanti ai propri soldati sono fondamentali per l’esito di un combattimento, così come i canti che infondono ardore e aiutano a vincere la paura. Scrive il poeta: “Per un uomo valoroso è bello cadere morto combattendo in prima fila per la patria … con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.” Sempre secondo Giustino tanto fu l’ardore che Tirteo infuse nei soldati con la sua poesia che essi andarono in battaglia con legato al braccio destro delle tavolette di riconoscimento, essendo stati incisi i loro nomi e quelli dei padri, preoccupati non per la salvezza, ma per la sepoltura.
Pier Vincenzo Rosiello
lunedì 11 gennaio 2010
Rosarno terra di razzismo? Le violenze contro gli immigrati africani
Le recenti nuove di Rosarno sulle violenze contro gli immigrati suscitano voci appassionate da destra, da sinistra e anche dal mondo cattolico. Tutti sono ansiosi di commentare la notizia del giorno, come se il fenomeno dell’immigrazione fosse un fatto venuto improvvisamente a miracol mostrare. Rosarno non è l’emblema del razzismo italiano – ammesso che esista un razzismo italiano – ma semplicemente l’exemplum di come una cattiva gestione dei flussi migratori possa dare origine a forme di alienazione e di violenza. Non si può tollerare che gli immigrati siano considerati come merce di scambio o unicamente come forza lavoro. Bisogna ricordare che l’immigrato è un uomo, una persona con la sua dignità e che pertanto deve entrare con pari diritti nel nostro tessuto sociale e lavorativo. Ammettere lo sfruttamento di altri uomini, solo per il fatto che non siano cittadini italiani o peggio di sangue italiano – ammesso che esista il sangue italiano – sostenendo ipocritamente che abbiamo bisogno dei poveri immigrati per fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare – come si è sentito dire da più parti anche da coloro che si beano di un’integrazione indeterminata e senza confini – significa segnare una differenza di comodo nella ripartizione del lavoro. Da questo a negare agli extracomunitari, complice la persistenza di innumerevoli situazioni di irregolarità, gli stessi diritti di cui godono gli italiani il passo è breve. Sappiamo bene che ciò avviene già, se non per legge almeno di fatto con il cosiddetto lavoro in nero che ben si intona, tra l’altro, con il colore di alcuni extracomunitari. L’acuirsi di questo fenomeno alla lunga finisce con l’accentuare forme di alienazione e di violenza tra le classi meno agiate, le quali si vedono defraudate del lavoro perché si preferisce sfruttare l’immigrato piuttosto che pagare il candido italiano a meno che anche l’italiano proletario, opportunamente abbronzato sotto il sole, non si faccia sfruttare come l’immigrato. Ma di questo è meglio non parlare perché è scomodo dire la verità soprattutto quando cozza con gli interessi di talune classi abbienti che fondano il loro potere sull’altrui sfruttamento. Se poi spostiamo il discorso dal lavoro alla casa la situazione è simile. L’immigrato può vivere anche in pochi metri quadri insieme ad altre dieci o venti persone o in strutture fatiscenti nella più completa assenza di qualsiasi norma igienica e pagare una pigione complessiva di oltre settecento euro al mese. E mentre gli affitti salgono, forse per colpa della moneta unica o della crisi economica, gli italiani devono adeguarsi alla nuova moda in voga tra gli immigrati europei e non. Non si può accogliere persone senza garantire loro gli stessi diritti e doveri dei cittadini italiani: in primis l’accesso all’istruzione che consenta agli immigrati di conoscere la nostra lingua, la nostra storia e la nostra cultura (comprendendo il rispetto per il Cristianesimo che è ancora la religione più diffusa in Italia), in modo da consentire un’effettiva integrazione. Poi ci si stupisce che in queste condizioni gli immigrati diventino facile manovalanza per la criminalità e per la mafia, tutto questo è incredibilmente deludente. Se non si provvederà a monitorare i flussi migratori, prevedendo magari se il caso anche limiti e regole diversi dal semplice possesso o meno del contratto di lavoro (valido il più delle volte soltanto sulla carta) – un’idea potrebbe essere la verifica, mediante esame pubblico, del possesso di adeguati requisiti linguistici e culturali –, e a provvedere alla programmazione di forme di integrazione il rischio che la violenza legata ai fantasmi del razzismo dilaghi sarà sempre più forte; la mancata integrazione è origine di disordine e di violenza sociale che potrebbero anche esplodere come a Parigi in una rivolta degli stessi stranieri. Del resto la storia insegna che violenza chiama violenza, una spirale che si può sconfiggere solo svellendone profondamente le radici.
giovedì 19 novembre 2009
LA GRANDE GUERRA FINALMENTE A COLORI Mostra fotografica della Provincia di Roma
Mostrare l’esistenza di fotografie a colori della Grande Guerra è non solo d’interesse degli storici della fotografia e degli storici in generale ma di tutti noi, perché ci aiuta ad illuminare con i colori il ricordo del tempo passato e ad approfondire episodi magari studiati anni fa sui banchi di scuola. Questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dalla Provincia di Roma che ha allestito dal 7 novembre 2009 al 6 gennaio 2010 una mostra fotografica dal titolo “La Guerra a Colori” realizzata in collaborazione con la Galerie Bilderwelt di Berlino. Vengono esposte per la prima volta in Italia le foto scattate da Hildenbrand, dal russo Prokudin-Gorski e da numerosi fotografi francesi, australiani, austriaci e statunitensi, di cui in alcuni casi non si tramandano neppure i nomi. Durante la Prima Guerra mondiale, combattuta dal 1914 al 1918 in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia orientale, sono morte dieci milioni di persone. Un tributo di sangue molto alto che le generazioni vissute in quegli anni hanno pagato. Anche l’Italia, mossa dall’obiettivo di completare l’ideale risorgimentale d’unificazione nazionale, dopo un’iniziale neutralità, a seguito del patto segreto di Londra stipulato dal Salandra il 26 aprile del 1915, entrò in scena a distanza di un mese, dichiarando guerra all’Austria il 24 maggio, così schierandosi con le potenze dell’Itesa (Serbia, Belgio, Francia, Inghilterra, Russia, Giappone, Romania e Grecia) contro gli imperi centrali (Austria, Germania, Bulgaria e Turchia). Le truppe italiane, dopo un’offensiva guidata dal generale Cadorna sull’Isonzo conclusasi a favore degli austriaci, riuscirono a contenerne l’avanzata sull’altopiano Asiago. Tra agosto e settembre del 1917 il nostro esercito, anche se con grandi sforzi e gravi perdite, riuscì ad occupare l’altopiano della Bainsizza. Purtroppo gli eserciti nemici sferrarono un’offensiva dall’alto Isonzo e tra il 24 e il 27 ottobre ebbero la meglio a Caporetto, obbligando l’esercito italiano a retrocedere fino al Piave. Intanto sul massiccio del monte Grappa si organizzò la difesa per contenere le truppe nemiche che avanzavano. A favore dell’Intesa entrarono in guerra il 15 novembre gli Stati Uniti - che inviarono generi alimentari ed equipaggiamento agli alleati. La Russia però, a seguito della crisi politica determinata dalla rivoluzione d’ottobre (che aveva segnato la fine del regime zarista e l’avvento del proletariato), fu costretta a ritirarsi. Allora la Germania ne approfittò impiegando 40 divisioni ritirate dal fronte russo per penetrare nel 1918 in territorio francese. Ben presto però, deposte le armi Bulgaria e Turchia, la Germania dovette subire la controffensiva anglo-francese. L’esercito italiano sotto la guida del Generale Armando Diaz, che aveva sostituito il Cadorna, combatté con successo tra il 22 ottobre e il 3 novembre la battaglia di Vittorio Veneto; l’Austria fu sconfitta e fu costretta a firmare l’armistizio di Villa Giusti (vicino Padova). Le immagini della Grande Guerra diffuse in quel tempo furono in bianco e nero, sebbene nel 1903 i fratelli Lumiére avessero già inventato a Lione la placca autochrome che fu commercializzata a partire dal 1907. L’anniversario dei novanta anni dello scoppio del conflitto ha fornito l’occasione per riprendere e diffondere le immagini a colori della guerra. La provincia di Roma, muovendosi sulla stessa lunghezza d’onda del trascorso novantesimo anniversario, con questa iniziativa offre al pubblico, per la prima volta nel nostro Paese, ben 60 fotografie a colori di un pezzo importantissimo della storia mondiale.
Pier Vincenzo Rosiello
lunedì 9 novembre 2009
Ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino
Vent'anni fa cadeva il muro di Berlino e con esso la cortina di ferro, quella titanica e muscolare contrapposizione fra USA e URSS che caratterizzò gli anni della guerra fredda. Il 9 novembre del 1989 incominciava la riunificazione tedesca formalmente conclusa il 3 ottobre del 1990. La caduta del Muro non è solo l’abbattimento di un simbolo, ma una pagina intera della storia europea e del mondo che è stata voltata affinché se ne possa scrivere una nuova con ormai alle spalle quello che abbiamo dolorosamente vissuto o che ci hanno raccontato i custodi della memoria di quei terribili eventi. La Seconda Guerra Mondiale (1 settembre 1939 - 2 settembre 1945) con la furia nazista insanguinò il secolo scorso portando morte, distruzione e divisione. La caduta del muro, costruito dal governo comunista della Germania dell’Est (13 agosto 1961) a seguito dello smembramento imposto dalle nazioni vincitrici alla Germania, è come un risorgere non solo per la nazione tedesca ma anche per l'intera Europa e per il mondo.
Dalle ceneri rovinose della guerra nasce la speranza di un'Europea unita - che con la caduta del muro acquista ancora più forza nell'immaginario collettivo - uno spazio nuovo di pace e di cultura, già profetizzato e tanto anelato dai padri del nostro Risorgimento, prima fra tutti Giuseppe Mazzini. Forse la nostra Europa è ancora bambina non ha quella maturità che le consente di affacciarsi con sicurezza sullo scenario internazionale, ma almeno è presente.
La Germania festeggia oggi, insieme alla caduta del muro, la memoria della sua ritrovata unità in questa Europa che fatica ancora ad avere la sua anima culturale, a causa del serpeggiare di tendenze materialiste e neopositiviste che ne deprimono, anziché esaltarne, lo spirito. Inoltre la crisi globale ha scosso le nazioni europee, colpendole in quella che è stata l’amalgama della loro unione, l’economia. Purtroppo la voglia di ritrovarsi insieme in uno strumento unitario di difesa comune non è sorretto da un’altrettanta volontà e forza politica, anche se ci sono incoraggiati segnali di collaborazione allo scopo di combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Non altrettanta intesa si trova invece nel programmare e dominare i flussi migratori, lasciando il problema per lo più all’iniziativa dei singoli Paesi membri. Insomma luci e ombre sul futuro dell’Europa ma la caduta del muro è sicuramente un auspicio di unità e di pace.
Dalle ceneri rovinose della guerra nasce la speranza di un'Europea unita - che con la caduta del muro acquista ancora più forza nell'immaginario collettivo - uno spazio nuovo di pace e di cultura, già profetizzato e tanto anelato dai padri del nostro Risorgimento, prima fra tutti Giuseppe Mazzini. Forse la nostra Europa è ancora bambina non ha quella maturità che le consente di affacciarsi con sicurezza sullo scenario internazionale, ma almeno è presente.
La Germania festeggia oggi, insieme alla caduta del muro, la memoria della sua ritrovata unità in questa Europa che fatica ancora ad avere la sua anima culturale, a causa del serpeggiare di tendenze materialiste e neopositiviste che ne deprimono, anziché esaltarne, lo spirito. Inoltre la crisi globale ha scosso le nazioni europee, colpendole in quella che è stata l’amalgama della loro unione, l’economia. Purtroppo la voglia di ritrovarsi insieme in uno strumento unitario di difesa comune non è sorretto da un’altrettanta volontà e forza politica, anche se ci sono incoraggiati segnali di collaborazione allo scopo di combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. Non altrettanta intesa si trova invece nel programmare e dominare i flussi migratori, lasciando il problema per lo più all’iniziativa dei singoli Paesi membri. Insomma luci e ombre sul futuro dell’Europa ma la caduta del muro è sicuramente un auspicio di unità e di pace.
Europa finalmente unita
Culla delle umane genti
e di popoli antichi le illustri menti,
eppure di sangue spesso macchiata
sempre divisa e pur tanto amata.
Fa’ che sulle dure zolle
non si erga più un colle
a divider la terra dalla terra
e a segnare i confini della guerra.
Ma tu finalmente unita,
fascinosa donna e nostra amica,
dacci al fin la pace sì tanto ambita
e su ogni volto fa’ che vediamo
la gioia di darci l’un l’altro la mano
e di accertarci per quello che siamo.
di Pier Vincenzo Rosiello
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