mercoledì 3 marzo 2010

La poesia vince la guerra

Il poeta Tirteo porta alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni

Il valore e il coraggio sono le doti più importanti di un guerriero come ci insegna il poeta Tirteo il quale, pur essendo completamente ignaro di cose militari e per giunta zoppo, riuscì con i suoi versi a portare alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni. Non a caso Quinto Orazio Flacco nel I libro delle sue Epistole in una sua lettera indirizzata a Mecenate per esaltare l’utilità della poesia cita insieme Omero e Tirteo: “poi venne l'impronta di Omero e Tirteo col suo canto eccitò alla guerra i cuori virili”. A differenza di Omero, il quale esalta il valore individuale, Tirteo però parla del valore dell'intera città che impone ai suoi abitanti obbedienza e sacrificio per il bene della patria. I modelli di eroismo proposti da questo poeta non sono più fondati sulle gesta personali, ma sull'azione disciplinata delle truppe, azione richiesta, peraltro, dalla nuova tattica oplitica, e quindi volti alla salvezza e alla vittoria comune piuttosto che alla gloria individuale. Secondo la tradizione di Giustino l’oracolo di Delfi aveva comandato ai Lacedemoni di prendere un condottiero ateniese per vincere la guerra. Allora gli ateniesi, per scherno, inviarono loro un maestro di scuola zoppo: Tirteo. Quest’uomo, malgrado il fisico debole, seppe suscitare coi suoi versi un tale ardore nella gioventù lacedemone che la guerra fu vinta. Ancora oggi, come in passato, i discorsi dei comandanti ai propri soldati sono fondamentali per l’esito di un combattimento, così come i canti che infondono ardore e aiutano a vincere la paura. Scrive il poeta: “Per un uomo valoroso è bello cadere morto combattendo in prima fila per la patria … con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.” Sempre secondo Giustino tanto fu l’ardore che Tirteo infuse nei soldati con la sua poesia che essi andarono in battaglia con legato al braccio destro delle tavolette di riconoscimento, essendo stati incisi i loro nomi e quelli dei padri, preoccupati non per la salvezza, ma per la sepoltura.

Pier Vincenzo Rosiello

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