Sui casi di pedofilia di alcuni sacerdoti legata alla omosessualità il Card. Bertone non sbaglia. Nella fattispecie si tratta di un rapporto omosessuale con minori, comune anche nell’antichità, basti pensare al Satiricon di Petronio Arbiter, in cui si parla, neppure troppo velatamente, dell’amore omosessuale tra Encolpio e il fanciullo Gitone conteso da Ascilto. Evidentemente nei periodi di crisi morale lo scadimento dei costumi porta ad alcune devianze della sessualità che non sono proprie del sacerdote ma comuni a molti uomini, omosessuali e non. Basti pensare all'imperatore Tiberio durante il suo soggiorno a Capri, secondo quanto ci dice Svetonio. Non penso che il Segretario di Stato volesse discriminare in alcun modo gli omosessuali o addossare loro crimini non commessi. Credo che si sia limitato a constatare il tipo di reato consumato dai preti pedofili che nasce evidentemente da un rapporto di tipo omosessuale. Personalmente penso che il sacerdote, in virtù della sua vita improntata alla castità, dovrebbe essere meno esposto a questo tipo di peccati - d’altronde i casi accertati sono ancora pochi - che, giustamente, la giustizia italiana annovera come delitti proprio allo scopo di tutelare i minori, che sono più deboli. Tra l’altro la loro sessualità non è ancora matura e pertanto hanno bisogna di maggiore tutela. Io sono contento,da cattolico praticante, che il Papa abbia assunto – sicuramente alla luce delle parole di Gesù che nel Vangelo condanna pesantemente chiunque scandalizzi i più piccoli – una linea dura nei confronti dei sacerdoti che si siano macchiati di simili nefandezze. Ma non trovo giusto amplificare i fatti arrivando quasi a organizzare, consapevolmente o inconsapevolmente, un attacco mediatico alla Chiesa e al Pontefice con gravi conseguenze per la loro immagine e offesa grave nei confronti dei credenti. Anche questa è violenza, tra l’altro ingiustificata dato che i vertici ecclesiastici sono determinati, anche senza flash e interviste a intervenire con provvedimenti radicali, come la riduzione allo stato laicale dei preti pedofili. Errare humanum est. Anche la Chiesa sbaglia e impara dai propri errori, ma su di Essa le forze del male non prevarranno perché la sua forza è Cristo misericordioso che rimette i peccati e converte i peccatori, cambiando loro il cuore e la mente.
Pier Vincenzo Rosiello
giovedì 15 aprile 2010
giovedì 18 marzo 2010
I festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unità d’Italia
Allestito a Roma e a Torino due centri espositivi – informativi
Centoquarantanove anni fa, il 17 marzo del 1861, nasceva l’Italia sotto la corona del sovrano piemontese Vittorio Emanulele II di Savoia. La nostra Patria trovava finalmente l’Unità grazie al carisma e all’eroico valore di Giuseppe Garibaldi, ai ferventi ideali di Giuseppe Mazzini, alle doti diplomatiche e di governo di Camillo Benso conte di Cavour, alla fede e al sacrificio di tantissimi uomini e donne. Festeggiare questo grande evento significa tenere alta la percezione della Nazione promuovendo progetti volti a valorizzare la creatività e la produzione culturale, economica e civile del nostro Paese.
I due Giubilei della Nazione celebrati nel 1911 per il cinquantenario e nel 1961 per il centenario dell’ unità d’Italia rappresentarono due eventi di grande rilevanza sul piano sociale, culturale, economico e per lo sviluppo urbanistico del Belpaese.
Nel 1911 a Torino si tenne la grande Esposizione Internazionale sul lavoro e sull’industria, a Roma invece fu allestita l’Esposizione di Valle Giulia e si ebbero rilevanti trasformazioni urbane: l’inaugurazione del Vittoriano, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, del Palazzo di Giustizia, del Palazzo delle Esposizioni, di tre ponti sul Tevere, di importanti sistemazioni archeologiche (le Terme di Diocleziano e Castel Sant’Angelo).
Nel 1961 si puntò l’attenzione sul “miracolo economico”. A Torino furono organizzate le mostre sull’industria presiedute dall’avv. Giovanni Agnelli. Nella Capitale al centro della celebrazione furono posti il Cinema e la Televisione. In quella occasione venne realizzato, su committenza della Presidenza del Consiglio, il film del regista Rossellini Viva l’Italia.
Il prossimo anno l’Italia festeggerà i 150 anni della sua unità nazionale. A Torino e a Roma sono stati allestiti due centri espositivi -informativi, allo scopo di promuovere le tantissime attività che si svolgeranno lungo l’intero territorio nazionale in occasione di questo terzo Giubileo della Nazione.
Il punto informativo di Torino, inaugurato il 26 febbraio di quest’anno e intitolato Verso il 2011, è stato realizzato dal Comitato Italia 150 e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con Comunicare Organizzando (una società che programma mostre d'arte, eventi istituzionali, convegni e serate). Lo scopo principale è quello di informare i cittadini sulle molteplici iniziative che caratterizzeranno le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità nazionale e i festeggiamenti previsti per questa scadenza, denominati Esperienza Italia (17 marzo - 20 novembre 2011). Sarà un modo, per tutti coloro che lo vogliano, di conoscere gli eventi previsti, entrare e gustare il clima di Esperienza Italia e di accostarsi al progetto dei Luoghi della memoria. Non mancherà uno sguardo rivolto al passato: il 1861 e il processo di formazione dell’unità d’Italia; i festeggiamenti del 1911 e del 1961. Nei prossimi mesi si potrà aderire al programma dei volontari di Esperienza Italia attraverso il centro “Verso il 2011”: prenotare i biglietti e le card degli eventi, ricevere il materiale informativo sulle iniziative riservate al mondo della scuola e altro ancora.
Il centro espositivo – informativo di Roma è stato inaugurato il 3 giugno del 2008 nella nuova sala dell’Unità d’Italia (ingesso piazza dell’Ara Coeli) appositamente allestita presso il Complesso Monumentale del Vittoriano. Nato con lo stesso obiettivo del centro informativo di Torino, quello di Roma, curato dal presidente di Comunicare Organizzando Alessandro Nicosia, è accompagnato da un catalogo, edito da Gangemi, che si avvale degli scritti di Carlo Azeglio Ciampi, di Giuseppe Talamo per il 1861, di Claudio Rendina per il 1911, di Giuseppe Galasso per il 1961, di Walter Barberis e Giovanni De Luna per il 2011.
Quattro sono le sezioni in cui è strutturato il Centro. La prima vuole ricordare il grande avvenimento del 1861; la seconda, attraverso materiali originali, documenti, fotografie, pubblicazioni ufficiali, filmati, racconta ITALIA 1911 che rappresentò la consacrazione internazionale del ruolo di un giovane Stato e che cambiò il volto della Capitale; uno spazio nel percorso espositivo è dedicato al Vittoriano che fu inaugurato il 4 giugno 1911. La terza sezione è dedicata al 1961 che fu la celebrazione del “miracolo economico” della Nazione che aveva superato di slancio la fase della ricostruzione e che aveva compiutamente conquistato la democrazia e che vide Torino al centro dei festeggiamenti con le tre importanti mostre e con tanti interventi infrastrutturali. La quarta e ultima sezione “Verso il 2011” presenta i progetti infrastrutturali che saranno realizzati sull’intero territorio nazionale e quanto Torino, con il progetto “Esperienza 2011”, e Roma stanno preparando per il 2011.
L’appuntamento con il 150° Anniversario dell’unità nazionale del 2011 va inquadrato nell’ottica di una riflessione sull’identità del Paese, verificando l’attualità del processo storico che portò all’Unità d’Italia ma anche della sua percezione, soprattutto tra i giovani, e della relazione con l’attuale assetto costituzionale che vede l’affermazione nel nostro Paese delle Regioni insieme ad una realtà ricca di competenze istituzionali. Appare, pertanto, prioritario e opportuno valorizzare il rapporto tra l’Unità Nazionale, fattori culturali che la attraversano e questioni relative alla trasformazione istituzionale.
Per le Celebrazioni del 2011 è stato costituito un Comitato Interministeriale a cui sono state affidate – in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate – le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative per i festeggiamenti. Tali iniziative realizzate e localizzate in tutte le venti Regioni italiane vogliono simbolicamente testimoniare il senso di un impegno nazionale e l’idea di un’Italia che valorizza i suoi territori attraverso le Regioni, custodendone la concordia e l’unità.
Pier Vincenzo Rosiello
Centoquarantanove anni fa, il 17 marzo del 1861, nasceva l’Italia sotto la corona del sovrano piemontese Vittorio Emanulele II di Savoia. La nostra Patria trovava finalmente l’Unità grazie al carisma e all’eroico valore di Giuseppe Garibaldi, ai ferventi ideali di Giuseppe Mazzini, alle doti diplomatiche e di governo di Camillo Benso conte di Cavour, alla fede e al sacrificio di tantissimi uomini e donne. Festeggiare questo grande evento significa tenere alta la percezione della Nazione promuovendo progetti volti a valorizzare la creatività e la produzione culturale, economica e civile del nostro Paese.
I due Giubilei della Nazione celebrati nel 1911 per il cinquantenario e nel 1961 per il centenario dell’ unità d’Italia rappresentarono due eventi di grande rilevanza sul piano sociale, culturale, economico e per lo sviluppo urbanistico del Belpaese.
Nel 1911 a Torino si tenne la grande Esposizione Internazionale sul lavoro e sull’industria, a Roma invece fu allestita l’Esposizione di Valle Giulia e si ebbero rilevanti trasformazioni urbane: l’inaugurazione del Vittoriano, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, del Palazzo di Giustizia, del Palazzo delle Esposizioni, di tre ponti sul Tevere, di importanti sistemazioni archeologiche (le Terme di Diocleziano e Castel Sant’Angelo).
Nel 1961 si puntò l’attenzione sul “miracolo economico”. A Torino furono organizzate le mostre sull’industria presiedute dall’avv. Giovanni Agnelli. Nella Capitale al centro della celebrazione furono posti il Cinema e la Televisione. In quella occasione venne realizzato, su committenza della Presidenza del Consiglio, il film del regista Rossellini Viva l’Italia.
Il prossimo anno l’Italia festeggerà i 150 anni della sua unità nazionale. A Torino e a Roma sono stati allestiti due centri espositivi -informativi, allo scopo di promuovere le tantissime attività che si svolgeranno lungo l’intero territorio nazionale in occasione di questo terzo Giubileo della Nazione.
Il punto informativo di Torino, inaugurato il 26 febbraio di quest’anno e intitolato Verso il 2011, è stato realizzato dal Comitato Italia 150 e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con Comunicare Organizzando (una società che programma mostre d'arte, eventi istituzionali, convegni e serate). Lo scopo principale è quello di informare i cittadini sulle molteplici iniziative che caratterizzeranno le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità nazionale e i festeggiamenti previsti per questa scadenza, denominati Esperienza Italia (17 marzo - 20 novembre 2011). Sarà un modo, per tutti coloro che lo vogliano, di conoscere gli eventi previsti, entrare e gustare il clima di Esperienza Italia e di accostarsi al progetto dei Luoghi della memoria. Non mancherà uno sguardo rivolto al passato: il 1861 e il processo di formazione dell’unità d’Italia; i festeggiamenti del 1911 e del 1961. Nei prossimi mesi si potrà aderire al programma dei volontari di Esperienza Italia attraverso il centro “Verso il 2011”: prenotare i biglietti e le card degli eventi, ricevere il materiale informativo sulle iniziative riservate al mondo della scuola e altro ancora.
Il centro espositivo – informativo di Roma è stato inaugurato il 3 giugno del 2008 nella nuova sala dell’Unità d’Italia (ingesso piazza dell’Ara Coeli) appositamente allestita presso il Complesso Monumentale del Vittoriano. Nato con lo stesso obiettivo del centro informativo di Torino, quello di Roma, curato dal presidente di Comunicare Organizzando Alessandro Nicosia, è accompagnato da un catalogo, edito da Gangemi, che si avvale degli scritti di Carlo Azeglio Ciampi, di Giuseppe Talamo per il 1861, di Claudio Rendina per il 1911, di Giuseppe Galasso per il 1961, di Walter Barberis e Giovanni De Luna per il 2011.
Quattro sono le sezioni in cui è strutturato il Centro. La prima vuole ricordare il grande avvenimento del 1861; la seconda, attraverso materiali originali, documenti, fotografie, pubblicazioni ufficiali, filmati, racconta ITALIA 1911 che rappresentò la consacrazione internazionale del ruolo di un giovane Stato e che cambiò il volto della Capitale; uno spazio nel percorso espositivo è dedicato al Vittoriano che fu inaugurato il 4 giugno 1911. La terza sezione è dedicata al 1961 che fu la celebrazione del “miracolo economico” della Nazione che aveva superato di slancio la fase della ricostruzione e che aveva compiutamente conquistato la democrazia e che vide Torino al centro dei festeggiamenti con le tre importanti mostre e con tanti interventi infrastrutturali. La quarta e ultima sezione “Verso il 2011” presenta i progetti infrastrutturali che saranno realizzati sull’intero territorio nazionale e quanto Torino, con il progetto “Esperienza 2011”, e Roma stanno preparando per il 2011.
L’appuntamento con il 150° Anniversario dell’unità nazionale del 2011 va inquadrato nell’ottica di una riflessione sull’identità del Paese, verificando l’attualità del processo storico che portò all’Unità d’Italia ma anche della sua percezione, soprattutto tra i giovani, e della relazione con l’attuale assetto costituzionale che vede l’affermazione nel nostro Paese delle Regioni insieme ad una realtà ricca di competenze istituzionali. Appare, pertanto, prioritario e opportuno valorizzare il rapporto tra l’Unità Nazionale, fattori culturali che la attraversano e questioni relative alla trasformazione istituzionale.
Per le Celebrazioni del 2011 è stato costituito un Comitato Interministeriale a cui sono state affidate – in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate – le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative per i festeggiamenti. Tali iniziative realizzate e localizzate in tutte le venti Regioni italiane vogliono simbolicamente testimoniare il senso di un impegno nazionale e l’idea di un’Italia che valorizza i suoi territori attraverso le Regioni, custodendone la concordia e l’unità.
Pier Vincenzo Rosiello
mercoledì 3 marzo 2010
La poesia vince la guerra
Il poeta Tirteo porta alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni
Il valore e il coraggio sono le doti più importanti di un guerriero come ci insegna il poeta Tirteo il quale, pur essendo completamente ignaro di cose militari e per giunta zoppo, riuscì con i suoi versi a portare alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni. Non a caso Quinto Orazio Flacco nel I libro delle sue Epistole in una sua lettera indirizzata a Mecenate per esaltare l’utilità della poesia cita insieme Omero e Tirteo: “poi venne l'impronta di Omero e Tirteo col suo canto eccitò alla guerra i cuori virili”. A differenza di Omero, il quale esalta il valore individuale, Tirteo però parla del valore dell'intera città che impone ai suoi abitanti obbedienza e sacrificio per il bene della patria. I modelli di eroismo proposti da questo poeta non sono più fondati sulle gesta personali, ma sull'azione disciplinata delle truppe, azione richiesta, peraltro, dalla nuova tattica oplitica, e quindi volti alla salvezza e alla vittoria comune piuttosto che alla gloria individuale. Secondo la tradizione di Giustino l’oracolo di Delfi aveva comandato ai Lacedemoni di prendere un condottiero ateniese per vincere la guerra. Allora gli ateniesi, per scherno, inviarono loro un maestro di scuola zoppo: Tirteo. Quest’uomo, malgrado il fisico debole, seppe suscitare coi suoi versi un tale ardore nella gioventù lacedemone che la guerra fu vinta. Ancora oggi, come in passato, i discorsi dei comandanti ai propri soldati sono fondamentali per l’esito di un combattimento, così come i canti che infondono ardore e aiutano a vincere la paura. Scrive il poeta: “Per un uomo valoroso è bello cadere morto combattendo in prima fila per la patria … con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.” Sempre secondo Giustino tanto fu l’ardore che Tirteo infuse nei soldati con la sua poesia che essi andarono in battaglia con legato al braccio destro delle tavolette di riconoscimento, essendo stati incisi i loro nomi e quelli dei padri, preoccupati non per la salvezza, ma per la sepoltura.
Pier Vincenzo Rosiello
Il valore e il coraggio sono le doti più importanti di un guerriero come ci insegna il poeta Tirteo il quale, pur essendo completamente ignaro di cose militari e per giunta zoppo, riuscì con i suoi versi a portare alla vittoria i Lacedemoni durante la seconda guerra contro i Messeni. Non a caso Quinto Orazio Flacco nel I libro delle sue Epistole in una sua lettera indirizzata a Mecenate per esaltare l’utilità della poesia cita insieme Omero e Tirteo: “poi venne l'impronta di Omero e Tirteo col suo canto eccitò alla guerra i cuori virili”. A differenza di Omero, il quale esalta il valore individuale, Tirteo però parla del valore dell'intera città che impone ai suoi abitanti obbedienza e sacrificio per il bene della patria. I modelli di eroismo proposti da questo poeta non sono più fondati sulle gesta personali, ma sull'azione disciplinata delle truppe, azione richiesta, peraltro, dalla nuova tattica oplitica, e quindi volti alla salvezza e alla vittoria comune piuttosto che alla gloria individuale. Secondo la tradizione di Giustino l’oracolo di Delfi aveva comandato ai Lacedemoni di prendere un condottiero ateniese per vincere la guerra. Allora gli ateniesi, per scherno, inviarono loro un maestro di scuola zoppo: Tirteo. Quest’uomo, malgrado il fisico debole, seppe suscitare coi suoi versi un tale ardore nella gioventù lacedemone che la guerra fu vinta. Ancora oggi, come in passato, i discorsi dei comandanti ai propri soldati sono fondamentali per l’esito di un combattimento, così come i canti che infondono ardore e aiutano a vincere la paura. Scrive il poeta: “Per un uomo valoroso è bello cadere morto combattendo in prima fila per la patria … con coraggio per questa terra combattiamo, e per i figli andiamo a morire, senza più risparmiare la vita.” Sempre secondo Giustino tanto fu l’ardore che Tirteo infuse nei soldati con la sua poesia che essi andarono in battaglia con legato al braccio destro delle tavolette di riconoscimento, essendo stati incisi i loro nomi e quelli dei padri, preoccupati non per la salvezza, ma per la sepoltura.
Pier Vincenzo Rosiello
lunedì 11 gennaio 2010
Rosarno terra di razzismo? Le violenze contro gli immigrati africani
Le recenti nuove di Rosarno sulle violenze contro gli immigrati suscitano voci appassionate da destra, da sinistra e anche dal mondo cattolico. Tutti sono ansiosi di commentare la notizia del giorno, come se il fenomeno dell’immigrazione fosse un fatto venuto improvvisamente a miracol mostrare. Rosarno non è l’emblema del razzismo italiano – ammesso che esista un razzismo italiano – ma semplicemente l’exemplum di come una cattiva gestione dei flussi migratori possa dare origine a forme di alienazione e di violenza. Non si può tollerare che gli immigrati siano considerati come merce di scambio o unicamente come forza lavoro. Bisogna ricordare che l’immigrato è un uomo, una persona con la sua dignità e che pertanto deve entrare con pari diritti nel nostro tessuto sociale e lavorativo. Ammettere lo sfruttamento di altri uomini, solo per il fatto che non siano cittadini italiani o peggio di sangue italiano – ammesso che esista il sangue italiano – sostenendo ipocritamente che abbiamo bisogno dei poveri immigrati per fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare – come si è sentito dire da più parti anche da coloro che si beano di un’integrazione indeterminata e senza confini – significa segnare una differenza di comodo nella ripartizione del lavoro. Da questo a negare agli extracomunitari, complice la persistenza di innumerevoli situazioni di irregolarità, gli stessi diritti di cui godono gli italiani il passo è breve. Sappiamo bene che ciò avviene già, se non per legge almeno di fatto con il cosiddetto lavoro in nero che ben si intona, tra l’altro, con il colore di alcuni extracomunitari. L’acuirsi di questo fenomeno alla lunga finisce con l’accentuare forme di alienazione e di violenza tra le classi meno agiate, le quali si vedono defraudate del lavoro perché si preferisce sfruttare l’immigrato piuttosto che pagare il candido italiano a meno che anche l’italiano proletario, opportunamente abbronzato sotto il sole, non si faccia sfruttare come l’immigrato. Ma di questo è meglio non parlare perché è scomodo dire la verità soprattutto quando cozza con gli interessi di talune classi abbienti che fondano il loro potere sull’altrui sfruttamento. Se poi spostiamo il discorso dal lavoro alla casa la situazione è simile. L’immigrato può vivere anche in pochi metri quadri insieme ad altre dieci o venti persone o in strutture fatiscenti nella più completa assenza di qualsiasi norma igienica e pagare una pigione complessiva di oltre settecento euro al mese. E mentre gli affitti salgono, forse per colpa della moneta unica o della crisi economica, gli italiani devono adeguarsi alla nuova moda in voga tra gli immigrati europei e non. Non si può accogliere persone senza garantire loro gli stessi diritti e doveri dei cittadini italiani: in primis l’accesso all’istruzione che consenta agli immigrati di conoscere la nostra lingua, la nostra storia e la nostra cultura (comprendendo il rispetto per il Cristianesimo che è ancora la religione più diffusa in Italia), in modo da consentire un’effettiva integrazione. Poi ci si stupisce che in queste condizioni gli immigrati diventino facile manovalanza per la criminalità e per la mafia, tutto questo è incredibilmente deludente. Se non si provvederà a monitorare i flussi migratori, prevedendo magari se il caso anche limiti e regole diversi dal semplice possesso o meno del contratto di lavoro (valido il più delle volte soltanto sulla carta) – un’idea potrebbe essere la verifica, mediante esame pubblico, del possesso di adeguati requisiti linguistici e culturali –, e a provvedere alla programmazione di forme di integrazione il rischio che la violenza legata ai fantasmi del razzismo dilaghi sarà sempre più forte; la mancata integrazione è origine di disordine e di violenza sociale che potrebbero anche esplodere come a Parigi in una rivolta degli stessi stranieri. Del resto la storia insegna che violenza chiama violenza, una spirale che si può sconfiggere solo svellendone profondamente le radici.
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